Non tutto deve essere risolto

Non tutto deve essere risolto

Alcune cose non chiedono una soluzione.
Chiedono spazio.

C’è un riflesso automatico che abbiamo imparato.

Se qualcosa non torna,
la sistemiamo.

Se qualcosa disturba,
la correggiamo.

Se qualcosa resta aperto,
cerchiamo di chiuderlo.

Ma non tutto è un problema.

Non tutto nasce per essere risolto.

Ci sono momenti che non sono rotti.

Sono semplicemente incompleti.

E l’incompletezza non è un errore.
È una fase.

Abbiamo perso la capacità di stare dentro qualcosa
senza modificarla.

Di attraversare una sensazione
senza intervenire.

Di lasciare che una cosa resti così com’è
abbastanza a lungo
da mostrarci cosa contiene davvero.

Perché appena interveniamo,
cambiamo il campo.

Appena risolviamo,
interrompiamo un processo.

Appena chiudiamo,
perdiamo qualcosa.

Non tutto deve essere risolto.

Alcune cose funzionano proprio perché restano aperte.

Come una domanda che continua a lavorarti dentro.
Come un silenzio che non viene riempito.
Come uno spazio che non viene occupato.

È lì che succede qualcosa.

Non quando sistemi.

Ma quando lasci.

Non è passività.

È precisione.

Sapere quando agire
e quando no
è una forma più sottile di controllo.

Non tutto si risolve.
Alcune cose si attraversano.