Ciò che funziona non sempre si spiega.
Siamo abituati a capire.
A dare un nome, una struttura, una spiegazione.
Se qualcosa non è chiaro, ci sembra incompleto.
Trasformiamo tutto in concetto.
Riduciamo l’esperienza a qualcosa che si può dire, ripetere, trasmettere.
È un modo per sentirci al sicuro.
Se capisco, controllo.
Ci sono cose che funzionano senza teoria.
Non perché siano confuse, ma perché non sono costruite per essere tradotte in parole.
Accadono.
E basta.
Prima di essere compreso, qualcosa viene vissuto.
E spesso è lì che accade davvero.
Non nel momento in cui lo spieghi, ma in quello in cui lo attraversi.
Le parole arrivano dopo.
Provano a fermare qualcosa che in realtà è movimento.
Ma non tutto si lascia fermare.
E non tutto deve farlo.
Alcune cose non diventano mai chiare.
Eppure restano presenti.
Non come idea, ma come stato.
Come qualcosa che riconosci senza poterlo definire.
Non tutto deve essere risolto.
Non tutto deve essere tradotto.
A volte basta stare dentro a ciò che accade, senza chiuderlo.
Non perché non abbia senso.
Ma perché il suo senso non è nella spiegazione.
È nell’esperienza stessa.
E in ciò che lascia, anche se non sai dirlo.