Ciò che non serve non è inutile.
Siamo abituati a pensare che ogni cosa debba servire.
Un oggetto, una parola, un gesto.
Tutto deve avere una funzione, uno scopo, un risultato.
Altrimenti sembra perdere valore.
Quando qualcosa entra nella nostra vita, tendiamo subito a usarlo.
A inserirlo in un sistema, a renderlo utile, a farlo funzionare per noi.
È un movimento automatico.
Quasi inevitabile.
Ci sono cose che non vogliono essere usate.
Non nel senso pratico.
Ma nel modo in cui siamo abituati.
Non producono, non migliorano, non ottimizzano.
Ciò che non viene utilizzato resta aperto.
Non si chiude in un significato preciso.
Non diventa strumento.
Rimane presenza.
Alcune cose hanno valore proprio perché non servono.
Non entrano in un meccanismo.
Non vengono consumate.
Non si esauriscono.
Quando qualcosa diventa utile, inizia anche a finire.
Viene usato, ripetuto, svuotato.
Diventa prevedibile.
E alla fine, sostituibile.
Non usare può essere una scelta.
Non prendere, non trasformare, non consumare.
Lasciare che qualcosa resti così com’è.
Non tutto deve essere portato via.
Non tutto deve diventare tuo.
Alcune cose vanno solo attraversate.
E lasciate dove sono.
Non perché non abbia valore.
Ma perché il suo valore non è nella funzione.
È nel fatto che resta.
Anche senza essere toccato.